{"id":216,"date":"2014-12-11T11:58:21","date_gmt":"2014-12-11T11:58:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jellythemes.com\/themes\/epicpackage\/?page_id=216"},"modified":"2025-04-11T16:27:57","modified_gmt":"2025-04-11T14:27:57","slug":"projects","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.annaskoromnaya.com\/it\/home\/projects\/","title":{"rendered":"Progetti"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row][vc_row el_class=&#8221;container&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;]<h2 class=\"title invert\">Progetti<\/h2>[\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row el_class=&#8221;container&#8221;][vc_column]<h2 class=\"title medium\">PARADOXY<\/h2><div class=\"voffset20\"><\/div><div class=\"text invert\"><span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La serie PARADOXY (2024) esplora il sottile confine della percezione del concetto di bellezza nella societ\u00e0 contemporanea. In un mondo che privilegia la perfezione e rifiuta la contaminazione \u00e8 possibile individuare nuove forme di bellezza non convenzionali, rappresentative di una nuova consapevolezza?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre vengono promossi e celebrati prodotti e tecniche per evitare l&#8217;invecchiamento e la stessa contaminazione, emarginando chi non rientra negli standard stereotipati, l&#8217;artista mette in mostra i suoi \u201c<i>Warriors<\/i>\u201d, che hanno fatto della resilienza e del cambiamento un&#8217;opportunit\u00e0, incoraggiando una riflessione sul possibile concetto di \u201c<i>ugly beauty<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In antitesi con ci\u00f2 che la societ\u00e0 considera brutto, Anna Skoromnaya, attraverso gli articolati processi della \u201ccorrosione controllata\u201d messi in atto con la tecnica OxiFLOWERing\u00ae, sottopone i materiali ad un ciclo di trasformazione morfologica e cromatica in cui invecchiano, si corrodono ed evolvono, dando vita ad un&#8217;inedita ed inaspettata bellezza, simile ad una fioritura, che pu\u00f2 sbocciare persino dalla decadenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La serie, sfidando gli attuali canoni di attrattiva estetica, invita a riconoscere il bello anche in luoghi inaspettati e non convenzionali, costringendo lo spettatore a confrontarsi con la pluralit\u00e0 intrinseca nell&#8217;esperienza umana e con la ricchezza espressa dalle sue stesse contraddizioni.<\/p>\n<p><\/span><\/div>[\/vc_column][\/vc_row][vc_row el_class=&#8221;container&#8221;][vc_column alignment=&#8221;left&#8221;]<h2 class=\"title medium\">KINDERGARTEN<\/h2><div class=\"voffset20\"><\/div><div class=\"text invert\"><span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La serie &#8220;<em>KINDERGARTEN&#8221;<\/em> (2017) affronta il tema dello snaturamento e della negazione dei diritti dell&#8217;infanzia: il dramma dei bambini usati come strumenti di morte dal terrorismo di matrice pseudo-religiosa nell&#8217;installazione <em>\u201cPopcorn Machine\u201d,<\/em> dei minori costretti a lavorare in condizioni di schiavit\u00f9 nell&#8217;installazione <em>\u201cCream Hand Mixer\u201d<\/em>, di bambine vendute come spose nell&#8217;installazione \u201c<em>Cotton Candy Maker\u201d.<\/em> Le opere del singolare \u201cparco giochi\u201d (<em>KINDERGARTEN<\/em>) si basano sulle stridenti contrapposizioni tra il piano ideale e quello della cruda realt\u00e0. Sotto un\u2019apparente aura di normalit\u00e0 lo spazio e&#8217; invaso dai familiari giochi dell\u2019infanzia (altalene, scivoli, colorate costruzioni), circondato dalle rassicuranti voci di bambini intenti a recitare delle filastrocche. Lo spettatore viene trascinato senza preavviso in una dimensione di fiaba spezzata: i giochi, come materializzazione plastica del ribaltamento della logica, acquisiscono le forme degli strumenti di lavoro, le figure dei piccoli, inglobate nei pezzi, diventando a loro volta gli inconsapevoli giocattoli nelle mani degli adulti, lavorano invece di giocare, trasportano con fatica mattoni e legna, puliscono scarpe, cuciono vestiti, spaccano pietre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le installazioni che compongono la serie prendono il nome dai diversi macchinari che nei parchi producono i cibi cari ai bambini: la \u201c<em>Popcorn Machine<\/em>\u201d, che fa esplodere il mais, riferita all&#8217;installazione sui bimbi martirizzati nelle guerre, \u201c<em>Cream Hand Mixer<\/em>\u201d, la cremeria meccanica che ruota senza fine, come i piccoli sfruttati nel lavoro della seconda installazione ed infine il \u201c<em>Cotton Candy Maker<\/em>\u201d, macchina per lo zucchero filato, come il velo triste delle tante spose bambine vendute come oggetti.<\/p>\n<p>\u00a0<\/span><\/div>[\/vc_column][\/vc_row][vc_row el_class=&#8221;container&#8221;][vc_column]<h2 class=\"title medium\">S.O.S. CODE<\/h2><div class=\"voffset20\"><\/div><div class=\"text invert\"><span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La serie \u201c<em>SOS CODE<\/em>\u201d (2013) focalizza l&#8217;attenzione sul fenomeno della trasformazione di meccanismi mentali e modelli di vita nella societ\u00e0 contemporanea. Interessata da anni a scandagliare gli aspetti relativi all&#8217;animo umano, analizzando le spinte e le cadute, i vuoti e le ambizioni dell&#8217;uomo, l&#8217;artista indaga in maniera approfondita i rapporti e le condizioni dei singoli all&#8217;interno della societ\u00e0, cercando di identificarne lo spirito collettivo caratterizzante. La serie \u201c<em>SOS CODE<\/em>\u201d viene realizzata per descrivere l&#8217;immaginario viaggio interiore di un singolo, riflettendo sul deficit comunicativo e di interrelazione tra gli individui. La paura di comunicare e di non essere ascoltati in \u201c<em>EMERGENCE<\/em>\u201d, i complessi meccanismi di trasformazione psicologica in \u201c<em>STEPS<\/em>\u201d, la confusa deriva di un vivere senza punti di riferimento anche relazionali in \u201c<em>ADRIFT<\/em>\u201d e la ricerca della corretta consapevolezza sociale in \u201c<em>HOMEWARD<\/em>\u201d sono le tappe di questo percorso, attraverso le quali si denunciano i meccanismi di esclusione dell&#8217;altro, vissuto come diverso e quindi pericoloso, speculari a quelli di affievolimento e compressione dei diritti degli ultimi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il titolo della serie \u201c<em>SOS CODE<\/em>\u201d prende origine dal celebre codice Morse; \u201cSOS\u201d, comunemente associato all&#8217;acronimo di \u201cSave Our Souls\u201d, il messaggio con cui si trasmette una richiesta urgente di aiuto. Le pulsazioni di luce contenute nelle diverse opere della serie riportano, proprio nel codice Morse, i messaggi tematici trattati in ognuna di esse, le specifiche richieste di soccorso o in qualche modo di ascolto che l&#8217;artista vuole consegnare alla riflessione del pubblico, testimonianze di un percorso collettivo che ci coinvolge come appartenenti al genere umano.<\/p>\n<p>\u00a0<\/span><\/div>[\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row][vc_row el_class=&#8221;container&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/6&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row el_class=&#8221;container&#8221;][vc_column][\/vc_column][\/vc_row][vc_row el_class=&#8221;container&#8221;][vc_column alignment=&#8221;left&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row el_class=&#8221;container&#8221;][vc_column][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":196,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.annaskoromnaya.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/216"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.annaskoromnaya.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.annaskoromnaya.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.annaskoromnaya.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.annaskoromnaya.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=216"}],"version-history":[{"count":120,"href":"https:\/\/www.annaskoromnaya.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/216\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3799,"href":"https:\/\/www.annaskoromnaya.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/216\/revisions\/3799"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.annaskoromnaya.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/196"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.annaskoromnaya.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=216"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}