Progetti
PARADOXY
La serie PARADOXY (2024) esplora il sottile confine della percezione del concetto di bellezza nella società contemporanea. In un mondo che privilegia la perfezione e rifiuta la contaminazione è possibile individuare nuove forme di bellezza non convenzionali, rappresentative di una nuova consapevolezza?
Mentre vengono promossi e celebrati prodotti e tecniche per evitare l’invecchiamento e la stessa contaminazione, emarginando chi non rientra negli standard stereotipati, l’artista mette in mostra i suoi “Warriors”, che hanno fatto della resilienza e del cambiamento un’opportunità, incoraggiando una riflessione sul possibile concetto di “ugly beauty”.
In antitesi con ciò che la società considera brutto, Anna Skoromnaya, attraverso gli articolati processi della “corrosione controllata” messi in atto con la tecnica OxiFLOWERing®, sottopone i materiali ad un ciclo di trasformazione morfologica e cromatica in cui invecchiano, si corrodono ed evolvono, dando vita ad un’inedita ed inaspettata bellezza, simile ad una fioritura, che può sbocciare persino dalla decadenza.
La serie, sfidando gli attuali canoni di attrattiva estetica, invita a riconoscere il bello anche in luoghi inaspettati e non convenzionali, costringendo lo spettatore a confrontarsi con la pluralità intrinseca nell’esperienza umana e con la ricchezza espressa dalle sue stesse contraddizioni.
KINDERGARTEN
La serie “KINDERGARTEN” (2017) affronta il tema dello snaturamento e della negazione dei diritti dell’infanzia: il dramma dei bambini usati come strumenti di morte dal terrorismo di matrice pseudo-religiosa nell’installazione “Popcorn Machine”, dei minori costretti a lavorare in condizioni di schiavitù nell’installazione “Cream Hand Mixer”, di bambine vendute come spose nell’installazione “Cotton Candy Maker”. Le opere del singolare “parco giochi” (KINDERGARTEN) si basano sulle stridenti contrapposizioni tra il piano ideale e quello della cruda realtà. Sotto un’apparente aura di normalità lo spazio e’ invaso dai familiari giochi dell’infanzia (altalene, scivoli, colorate costruzioni), circondato dalle rassicuranti voci di bambini intenti a recitare delle filastrocche. Lo spettatore viene trascinato senza preavviso in una dimensione di fiaba spezzata: i giochi, come materializzazione plastica del ribaltamento della logica, acquisiscono le forme degli strumenti di lavoro, le figure dei piccoli, inglobate nei pezzi, diventando a loro volta gli inconsapevoli giocattoli nelle mani degli adulti, lavorano invece di giocare, trasportano con fatica mattoni e legna, puliscono scarpe, cuciono vestiti, spaccano pietre.
Le installazioni che compongono la serie prendono il nome dai diversi macchinari che nei parchi producono i cibi cari ai bambini: la “Popcorn Machine”, che fa esplodere il mais, riferita all’installazione sui bimbi martirizzati nelle guerre, “Cream Hand Mixer”, la cremeria meccanica che ruota senza fine, come i piccoli sfruttati nel lavoro della seconda installazione ed infine il “Cotton Candy Maker”, macchina per lo zucchero filato, come il velo triste delle tante spose bambine vendute come oggetti.
S.O.S. CODE
La serie “SOS CODE” (2013) focalizza l’attenzione sul fenomeno della trasformazione di meccanismi mentali e modelli di vita nella società contemporanea. Interessata da anni a scandagliare gli aspetti relativi all’animo umano, analizzando le spinte e le cadute, i vuoti e le ambizioni dell’uomo, l’artista indaga in maniera approfondita i rapporti e le condizioni dei singoli all’interno della società, cercando di identificarne lo spirito collettivo caratterizzante. La serie “SOS CODE” viene realizzata per descrivere l’immaginario viaggio interiore di un singolo, riflettendo sul deficit comunicativo e di interrelazione tra gli individui. La paura di comunicare e di non essere ascoltati in “EMERGENCE”, i complessi meccanismi di trasformazione psicologica in “STEPS”, la confusa deriva di un vivere senza punti di riferimento anche relazionali in “ADRIFT” e la ricerca della corretta consapevolezza sociale in “HOMEWARD” sono le tappe di questo percorso, attraverso le quali si denunciano i meccanismi di esclusione dell’altro, vissuto come diverso e quindi pericoloso, speculari a quelli di affievolimento e compressione dei diritti degli ultimi.
Il titolo della serie “SOS CODE” prende origine dal celebre codice Morse; “SOS”, comunemente associato all’acronimo di “Save Our Souls”, il messaggio con cui si trasmette una richiesta urgente di aiuto. Le pulsazioni di luce contenute nelle diverse opere della serie riportano, proprio nel codice Morse, i messaggi tematici trattati in ognuna di esse, le specifiche richieste di soccorso o in qualche modo di ascolto che l’artista vuole consegnare alla riflessione del pubblico, testimonianze di un percorso collettivo che ci coinvolge come appartenenti al genere umano.



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